Nell'accezione psicoanalitica  -in particolare Freudiana e Lacaniana- la privazione riguarda una mancanza reale, vale a dire si configura come un buco, la privazione di un bene necessario per vivere (il pane per esempio, oppure quello che posso desiderare sul piano simbolico e che realmente mi manca sul piano del reale: un buon libro, un'amicizia ecc.), mentre la mancanza si colloca sul piano simbolico e riguarda un oggetto immaginario: è ciò che inevitabilmente ci riguarda come soggetti che abbiamo attraversato l'Edipo, che siamo cioè stati raggiunti dal detto dell'Altro, assumendo lo statuto di Wrap Midi Skirt Elegante May Off Shoulder Dress Boohoo Neri W2I9HEDYsoggetto diviso, barrato, quindi strutturalmente mancante, mancante-ad-essere, dirà Lacan. Come mancante è comunque il nostro linguaggio, nella misura in cui si costituisce come effetto della castrazione: linguaggio che non può mai arrivare a  dir tutto, a dir tutta le verità, che per questo può esser detta solo a metà. Insomma in quanto esseri umani ci costituiamo a partire da una perdita, dunque da una mancanza originaria.
    .Questa mancanza è più propriamente detta castrazione, e dunque non andrebbe confusa con la privazione, altrimenti si corre il rischio di cercare di riempire la mancanza di un oggetto immaginario mediante oggetti reali, come i gadget, per esempio,che dunque svolgerebbero solo la funzione illusoria, perché impossibile, di sostituire l'oggetto immaginario con un oggetto reale appunto, come purtroppo oggi è ampiamente diffuso. Insomma si tratta di una mancanza, la castrazione, che va, più che tollerata, direi coltivata in quanto condizione ineludibile della capacità di desiderare. Poi è ovvio che nel linguaggio comune privazione e mancanza sono considerati sinonimi, ma più correttamente si dovrebbe distinguere tra la privazione e la castrazione, intendendole come le due figure -opposte- della mancanza.

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    Autore: DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO 14 gen, 2019
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    Mai come in questo periodo sembra siamo circondati da casi, sempre più diffusi, di cosiddetta psicosi ordinaria : mi riferisco a quei casi individuali di psicosi strisciante , o di paranoia "rampante " -secondo la efficace espressione di André Green - che si annida in soggetti a noi vicini, con i quali abbiamo a che fare anche ogni giorno, come conoscenti, amici, parenti, colleghi eccetera, apparentemente del tutto normali ed efficienti, che lavorano, interloquiscono, parlano, discorrono, vivono insomma esistenze apparentemente normali, ma che a ben vedere hanno organizzato il proprio Io , e proprio l'Io, il loro stesso Io cioè -un Io tutto d'un pezzo e inscalfibile da qualsiasi dubbio- a sistema formidabile di difesa e attacco.

    L'Io, dunque, al pari di una vera e propria macchina da guerra, subdola e ben mimetizzata, specializzata nel mettere in scacco l'altro che, non potendo essere riconosciuto come l'Altro del desiderio, l'Altro dell'amore, l'Altro della domanda viene allora da tale macchina da guerra rivoltato come un calzino, rovesciato, stravolto per essere trasformato nell'Altro dell'odio, l'Altro del rancore, l'Altro del disconoscimento, in maniera tale che da Altro contenitore dell' agalma , diventi l'Altro contenitore scarto di tutto il reietto che il soggetto non può riconoscere in sé stesso, e il legame da libidico diventi invece l'unica forma di legame concepibile, il legame dell'odio e della rabbia.
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    Una tale, abile, operazione di sovvertimento dell'altro, che inevitabilmente porta ad un sovvertimento anche del soggetto stesso, corrisponde a mio avviso a ciò che Andrè Green ha definito il " lavoro del negativo ", e cioè quel lavoro dell'Io dove tutto, realtà compresa, è trasformato nel suo negativo.

    Questo particolare lavoro dell'Io, paranoico anche se apparentemente sano e ben funzionante -perché una paranoia ben riuscita necessita di un Io ben funzionante ed estremamente lucido e razionale- è in effetti un lavoro di perversità , corrispondendo evidentemente proprio a quella " pére version " di cui parla Lacan : un ribaltamento perverso cioè del riconoscimento della castrazione simbolica che discende dal Nome-del Padre come punto di fissazione del significante sul significato , costitutivo della Legge che non tutto può essere e non tutto si può dire, e soprattutto che l'uno non può stabilire le cose anche in conto dell'altro.

    Per questo il paranoico "rampante" coincide in fondo con il soggetto autoritario per eccellenza, o con tutti coloro che appaiono certi e convinti di tutto (ne abbiamo esempio in molti governanti: niente come il potere alimenta tali trasformazioni dell'Io in macchine da guerra contro l'altro "straniero"): la verità è una, la propria, stabilita anche per l'altro che non può avere niente di suo da dire e di cui essere ascoltato, perché se l’altro è il ricettacolo/pattumiera di tutto ciò che di sé il paranoico rifiuta e scarta, è chiaro che l’altro non potrà mai essere riconosciuto come colui che possa avere qualcosa da dire, da rivendicare o che possa essere ascoltato. L'altro può essere solo ridicolizzato, disprezzato, ingiuriato, annichilito.

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    Il paranoico rampante lo si riconosce proprio dal fatto che niente di ciò che egli dice è possibile che venga messo in dialettica. Una società paranoica la si riconosce dalla prevalenza del pensiero unico e dall'assenza di qualsiasi opposizione dialettica riconosciuta e apprezzata.

    Di qui la sensazione di estrema spossatezza, di impotenza e di frustrazione che si sperimenta nel rapporto sciagurato con il paranoico rampante.

    Con tali soggetti, che possono, attraverso questa via della perversità del vero, letteralmente far impazzire, si può allora fare una cosa sola, se si ha la fortuna di riconoscerli nella loro paranoia: come dice Racamier , fuggire a gambe levate.
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    Autore: DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO 09 dic, 2018
    E' molto frequente per gli esseri parlanti (i " parlesseri " come li chiama Lacan ) stabilire rapporti interpersonali prevalentemente per via immaginaria , cosa che se da una parte è anche giusta, soprattutto inizialmente -altrimenti non proveremmo "simpatia" per nessuno- dall'altra corriamo fortemente il rischio di parlare tra noi senza capirci, perché ognuno vorrebbe che l'altro gli dicesse esattamente quello che s'aspetta ("immagino che tu mi voglia dire questo", "uffa, mica mi aspettavo una tale risposta, mi deludi!" eccetera) come è frequente anche sui "social" dove molti sembrano avere un bisogno ossessivo e disperato  di conferma, dei "like".

    Insomma dobbiamo per forza piacere, e vogliamo che anche l'altro ci debba piacere per forza, altrimenti è... uno stronzo, o un nemico.

    L' odio razziale nasce da qui: è una patologia collettiva dell'immaginario , dal momento che non esistono biologicamente le diverse razze , ma solo le molte etnie , essendo la specie umana una, e tale da non contemplare organismi geneticamente modificati o geneticamente selezionati attraverso gli opportuni accoppiamenti, come si fa negli allevamenti per creare, qui sì, le diverse razze animali, che dunque esistono solo tra gli animali, e solo tra quegli animali che subiscono la manipolazione umana, come gli animali da allevamento, o gli animali domestici, chiamati spiritosamente da Lacan " d'uomestici ", per l'appunto.Amazon So Falke 14662 Grigio Tiago R54jqL3A

    Ritornando agli umani, alla specie umana, nella quale -se proprio si vuole continuare ad usare questo termine- siamo tutti della stessa "razza", Il linguaggio con cui si parla nell'immaginario funziona come uno specchio riflettente che fa per giunta anche "muro" tra noi e l'altro, perché serve essenzialmente a rifletterci specularmente nell'altro: in altri termini parliamo non all'altro, ma a noi stessi tramite l'altro.

    l' Altro non speculare, invece, l'Altro da noi, non l'altro in noi dell'immaginario, l'Altro cioè che dà la risposta che non ci aspettiamo, è sempre al di là di questo muro del linguaggio, cosa che permette a Lacan di dire: " io parlo ai muri " e anche: " l'Altro è al di là del muro del linguaggio ". L'Altro con la A maiuscola, perché quello che invece è al di qua del muro del linguaggio è sempre l'altro con la a minuscola, l'altro speculare.

    Ed è proprio lì, al di là del muro del linguaggio, che troviamo sempre l'Altro che ci delude, e che spesso rifiutiamo, arrivando persino ad odiarlo, a fargli la guerra, a cacciare via e finanche ad ucciderlo: quando non riusciamo cioè a tollerare che non sia come noi, speculare a noi, come noi vorremmo che esso sia nel nostro rassicurante immaginario.

    Dunque è difficile uscire dalle secche dell'immaginario per incontrare, nel mondo condiviso del patto simbolico, l'Altro da noi, unica condizione per stabilire rapporti più soddisfacenti, e anche per amare, come capacità di rinunciare alle pretese della identificazione immaginaria con l'altro, e tollerare che il vero Altro è sempre al di là queste, e che dunque, ci deluderà sempre un po'.

    Spesso solo un' analisi ben fatta, e fatta fino in fondo, può aiutare ad arrivare a riconoscere che l'Altro come noi lo vorremmo non esiste, perché manca sempre proprio di quello che noi cerchiamo, e ad accorgersi che una tale scoperta non è affatto una sconfitta, ma un recupero straordinario: quello di riuscire a convivere con l'Altro da noi, avvertendo certo anche la delusione, per non dire il fastidio, ma per starci poi neanche tanto male, arrivando persino ad amarlo.
    Autore: DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO 06 nov, 2018
    Quella particolare condizione del soggetto definita di " narcisismo maligno "  - che è diagnosi fenomenologico-descrittiva , per lo più  classificata tra i cosiddetti " disturbi di personalità " di tipo " borderline "- sul piano della diagnosi di struttura , invece, non trattandosi di una condizione riconducibile alla nevrosi , in quanto non rientra sotto la legge del significante e della sua rimozione, andrebbe piuttosto considerata come una delle manifestazioni possibili della psicosi non scatenata, non conclamata, cioè di quella che nella clinica lacaniana viene chiamata " psicosi ordinaria ".

    Il cosiddetto "narcisismo maligno", che consiste, come sappiamo, in una concentrazione ossessiva del soggetto esclusivamente su se stesso -con conseguente e sostanziale indifferenza nei confronti dell' Altro , ridotto spesso a mero " strumento ", a "utensile", a " oggetto-scarto " di cui servirsi per poi mettere da parte- non andrebbe interpretato come una formazione patologica autonoma, a se stante, ma come un sintomo : una formazione sintomatica organizzata e destinata a tappare un "buco" soggettivo , effetto della forclusione originaria di quel Significante paterno, che Lacan chiama suggestivamente il Nome-del-Padre .

    Il narcisista utilizzerebbe dunque tutto se stesso per tappare il suo "buco" soggettivo, facendo della sua intera personalità né più né meno che un sintomo.

    In altre parole sarebbe la personalità stessa del soggetto a funzionare come "sintomo", un sintomo tanto importante e indispensabile che il soggetto non può che concentrarsi interamente su di esso, dedicando ad esso, cioè a quel se stesso-sintomo che è diventato, tutte le sue forze, tutte le sue attenzioni, tutti i suoi investimenti libidici, e anche l'"uso" che fa dei suoi simili (anche questi ridotti a sintomi), arrivando a stabilire esclusivamente con se stesso quell'unico legame sociale che gli è possibile.

    Quello che però è il vero dramma del narcisismo è che tale modalità dell'essere è oggi particolarmente diffusa, fino ad esser diventato, quello del narcisista, uno stile di vita in apparenza particolarmente " funzionante ", e per questo molto "ammirato", in quanto facilmente scambiato con il saperci fare con gli altri e con una invidiabile capacità di emancipazione e di autonomiaPantalone 7 8 Blu Freddy Marino 8nNwOvm0 , capacità considerate oggi il segreto di ogni successo. 

    Quello del narcisista diventa insomma sempre più un modello da imitareParka Neri Sdx Superdry Sintetico 8nOk0XwP , essendo ritenuto il modo vincente per avere, in una società oggi fortemente competitiva, sempre la meglio sugli altri. Il narcisista però non sa che invece la sua vera "politica" è soltanto quella di imporsi attraverso l'unica arte relazionale in cui egli è veramente maestro: il cinismo , al fine ultimo, non del successo, come crede, ma di consegnarsi alla sua desolante solitudine.
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    Autore: DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO 01 nov, 2018

    L' altro della relazione duale , il cosiddetto partner , è l'altro speculare in quanto immagine del soggetto riflessa nell'altro. Questo altro della relazione immaginaria , il partner, è indicato da Lacan con la formula "i(a)" e l'analista non può mai coincidervi, in quanto egli non è l'altro di una relazione duale, non è l'altro di una relazione intersoggettiva , ma è l' Altro in quanto "terzo", in quanto quello che non occupa il posto del riflesso immaginario, ma il luogo dell'Altro nel registro del Simbolico

    Lacan è chiaro: "L’analista, in linea di massima, non deve complicarsi la vita con un partner. È per questo motivo che diciamo che l’i(a) dell’analista deve comportarsi come un mortoW Nk Da Neri Nike Donna ThrmaGilet Amazon Fitness hxQCdsrt . Il che vuol dire che l’analista deve sapere sempre quali sono le carte in gioco". 
    Con quest'affermazione, con il ricorso al morto del gioco del bridge, Lacan vuole dire, né più, né meno che l'analisi non ha niente a che vedere con le psicoterapie della relazione intersoggettiva, perché, in analisi, il soggetto , lì dove si aspetta di trovare l'altro della sua relazione immaginaria, trova invece un morto. Solo così l'analista, rendendosi mancante, morto appunto, nel luogo della relazione immaginaria, può scoprire le carte del paziente.

    Ora la possibilità per l'analista di sopportare di essere "morto" per il proprio paziente discende direttamente da quello che Lacan chiama Il desiderio dell'analista ,  che è proprio questo: il desiderio di non essere il desiderio dell'altro , di non farsi trovare come mira del desiderio del suo analizzante. Di non costituirsi oggetto del desiderio, ma di esserne causa. Cosa che può avvenire solo se l'analista sa rendersi mancante.
    Il desiderio di rendersi "morto", deve essere per l'analista più forte del desiderio di rendersi presente e soccorrevole, come avviene invece nelle psicoterapie -desiderio cui non è facile resistere perché è come un canto di sirena. 

    Dove invece l'analista non deve mancare è sul luogo della direzione della cura, essendo questo il solo luogo dove l'analista deve sapersi far trovare sempre vivo e presente.

    Il desiderio di non essere il desiderio del proprio paziente, di essere "morto" in questo luogo, non significa però, per l'analista, trincerarsi dietro il silenzio , ma che la sua parola deve provenire sempre da dove il paziente non se l'aspetta: la parola dell'analista non è dell'ordine della risposta, in quanto egli parla sempre da un altro luogo.
    Autore: DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO 07 ott, 2018

    Il femminismo -al di là di tutte le considerazioni positive o negative che se ne possono fare sul piano politico, sociologico o antropologico- andrebbe, a mio avviso, più correttamente considerato come un fenomeno di “rottura del dialogo tra i sessi”, dialogo che sul piano simbolico è reso possibile dal significante uomo-attivo/ donna-passiva, e che corrisponde al fantasmaPantalone 7 8 Blu Freddy Marino 8nNwOvm0 maschile che le donne siano passive e masochiste.

    In altri termini il movimento femminista scardinerebbe il fantasma maschile della passività delle donne, e dunque priverebbe molti uomini, e anche molte donne, di quel codice simbolico dell’attività/passività che permetterebbe a uomini e donne di poter dialogare tra di loro, e anche di trarre indicazioni su come un uomo deve fare l’uomo e come una donna deve fare la donna.

    Possiamo anche dire che il significante attivo/passivo è un significante del rapporto tra i sessi che supplisce al " non rapporto sessuale ". Per questo il movimento femminista può angosciare molti uomini, e anche molte donne, in quanto, privandoli del codice della attività maschile/passività femminile, renderebbe impossibile il dialogo tra uomo e donna e metterebbe entrambi di fronte alla inesistenza del rapporto sessuale , intendendosi con ciò che, mentre un uomo e una donna possono entrare in un rapporto dialogico tra di loro, purché sia disponibile il significante che lo permette, quello appunto dell’attività/passività, non possono invece mettere in rapporto i relativi godimenti sessuali, in quanto, mentre il godimento maschile dispone del significante fallico, quello femminile è privo di qualsiasi significante, è cioè irrappresentabile, almeno per quanto riguarda quel godimento che va oltre il significante fallico , quel godimento supplementare che fa della donna non-tutta, non tutta cioè sotto l'insegna del Fallo .

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    Il fantasma maschile della passività femminile serve inoltre a molti uomini anche come matrice inconscia di identificazione con il femminile, vale a dire che permetterebbe all’uomo di illudersi di potersi posizionare dallo stesso lato della donna, cioè dal lato passivo. È quanto avviene nelle perversioni masochistiche che sono per questo solo maschili, e che svolgono la funzione, mettendosi l’uomo dal lato femminile/passivo, cioè dal lato dell' oggetto (a) piccolo , di dargli l’illusione di arrivare a sapere del godimento femminile, che normalmente gli è precluso.

    Per questo, quegli uomini che sono così accaniti e insistenti nel combattere il femminismo, e nello scagliarsi contro le donne cosiddette femministe, quegli uomini cioè che devono sempre contrapporre al femminismo la parata del loro maschilismo , in effetti stanno difendendo il proprio fantasma della donna passiva, fantasma che sentono minacciato dal femminismo, temendo di conseguenza di non poter più disporre di ciò che, nel loro immaginario, permetterebbe loro di posizionarsi passivamente e quindi di arrivare a godere proprio come gode una donna. 

    Analogamente, viceversa, quelle donne che si dispongono come accanite femministe non sanno che, in effetti, non stanno tanto rivendicando i loro diritti di donna (cosa giusta e sacrosanta), ma si stanno anche difendendo dal loro fantasma femminile di passività, il quale non può essere considerato di per sé la matrice del disconoscimento dei diritti delle donne, servendo piuttosto a funzionare come codice che permette ad una donna di sapere come fare la donna (anche nel senso di sapere, in quanto donna, e non in quanto femminista, come farsi rispettare da un uomo) e al tempo stesso come matrice del codice linguistico per dialogare con gli uomini. 

    In altre parole, a me sembra che, in effetti, nelle forme accanite, tanto del maschilismo antifemminista, quanto del femminismo antimaschilista, ad essere in ballo sia l'angoscia del fantasma della passività: nell'uomo di poterne perdere l'identificazione, nella donna di poterne essere sopraffatta, e quindi il problema, per entrambi i sessi, è in effetti quello di  godere come gode una donna.

    Autore: DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO 24 set, 2018

    Una differenza fondamentale tra la psichiatria , le CalzatureNeri Green CalzatureNeri Green George CalzatureNeri Unita Tinta Unita Green George Tinta George D9IeH2WYEpsicoterapie non analitiche , le scienze neurocognitive e la psicoanalisi , in particolare quella lacaniana , è che mentre le prime, considerando possibile la relazione diretta del soggetto con il mondo in cui vive, vedono nelle emozioni e negli affetti il principio regolatore degli stati di armonia e di equilibrio e nell' angoscia il fattore di disarmonia e di disturbo, per la psicoanalisi, invece, il soggetto non è in relazione diretta con il mondo , bensì con l'Altro attraverso quella particolare articolazione del desiderio che è il fantasma soggettivo, ragion per cui il soggetto non può che ritrovarsi in uno stato di irriducibile inadeguatezza.

    Affetti ed emozioni non sono dunque dimensioni spirituali, ma significanti di ciò che, catturato nelle maglie del fantasma e non potendo arrivare a far presa sul mondo, trova luogo nel corpo come istanza di godimento che lo afferra facendone un corpo parlante.

    E' proprio in questo che la psicoanalisi freudiana assume il suo carattere di scabrosità: Freud ha dimostrato, sconvolgendo il mondo, che non esiste affetto su cui non si "appoggi" la pulsione sessuale , a cominciare dal bambino, nel quale l'atto della suzione è pulsionalizzato dall'azione della madre che, mentre lo allatta, gli parla e lo "seduce" facendone un'altra "cosa": il desiderio del proprio desiderio, il proprio fallo .

    L'affetto non è dunque quel movimento puro e innocente, asessuato come si dice, che ci eleva dalla pulsione, ma al contrario è quanto di più sessualizzato possa esistere, addirittura più dell'atto sessuale stesso se questo, come il perverso ci insegna, può arrivare ad essere spogliato di ogni componente affettiva.
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    Se l'affetto dunque è ciò che nel corpo si colloca come godimento in sé, sarà l'angoscia e non l'affetto a regolare l'accesso del soggetto al mondo e al reale .

    Se l'affetto segna l'essere nei recinti sicuri del significante, l'angoscia ne denuncia il suo debordamento. E ancora, se l'affetto spinge all'agire, all' acting come si dice, l'angoscia al contrario testimonia di un atto , di quell'atto soggettivo che è atto di desiderio, dunque dell'ordine non delle pulsioni, ma dell' etica .

    Per questo l'angoscia non è un disturbo, non è un sintomo, non è un significante, ma è ciò che segna il tempo di avvicinamento, e di avvistamento, del soggetto al reale, e dunque anche al reale del proprio desiderio. In questo senso l'angoscia è "ciò che non inganna", in quanto, a differenza dell'affetto che, catturato dalla pulsione sessuale, e immesso nell'articolazione significante, infatti inganna, essa non si appoggia invece a nulla.

    L'affetto maschera, l'angoscia rivela, e rivela, battendone il tempo, che si tratta del reale. Per questo l'angoscia è ciò che media la relazione del soggetto con il mondo, una relazione che è sempre di sconfinamento e che non può per questo che essere sempre di inadeguatezza e di smarrimento .
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    Nelle Associazioni Psicoanalitiche classiche, quelle per intenderci che si riconoscono nei principi e nei canoni stabiliti dalla International Psychoanalytic Association (IPA) , la "formazione" degli psicoanalisti deve seguire un corso ben definito, rigorosamente tracciato da norme precise, e rigidamente assoggettato a parametri cronologici che ne scandiscano tappe, frequenza partecipativa e durata, norme che valgono ovviamente nella stessa misura, e senza eccezioni, per tutti.

    Il tragitto formativo è dunque istituzionalmente predefinito, e si compone di tre assi di percorso, ognuno altrettanto rigidamente normato, e che devono avvenire per lo più contemporaneamente:

    1) l'asse dell' analisi cosiddetta didattica, la quale deve rispondere in genere ai seguenti criteri: a) essere svolta solo con un analista che l'allievo può scegliere tra una rosa di analisti abilitati e indicati dall'Istituto; b) avere una frequenza di sedute settimanali prestabilite e non inferiori, a seconda dei diversi Istituti, alle tre o quattro a settimana; c) durare un minimo di anni, anche questo prestabilito dai vari Istituti, ma che in genere è non inferiore a quattro;

    2) l'asse delle supervisioni , anche queste rigidamente normate in tutti i loro aspetti di numero, durata, frequenza e addirittura di numero di sedute che il paziente portato in supervisione deve fare con l'allievo in supervisione;

    3) l'asse del cosiddetto training , vale a dire la partecipazione ad un corso teorico-clinico di insegnamento dei vari aspetti della cultura psicoanalitica in genere, del pensiero di Freud e dei suoi seguaci, degli orientamenti psicoanalitici più rappresentativi, della teoria e della tecnica psicoanalitica, eccetera, anche questo rigorosamente definito da orari, frequenze, e per la durata per lo più di almeno quattro anni. Il training generalmente è variamente affiancato, e integrato, a seconda dei diversi Istituti, da esperienze di tirocinio annuale presso Servizi pubblici di salute mentale o affini, dalla partecipazione a gruppi cosiddetti "esperenziali", da eventuali seminari di approfondimenti, nonché dalla partecipazione -per lo più obbligatoria- a convegni, giornate di studio o altre iniziative scientifiche organizzate dalle diverse Associazioni cui l'Istituto formativo fa riferimento, e da eventuali altri eventi ancora, a seconda dei vari Istituti.

    In Italia, e solo in Italia, inoltre, essendo tutti gli Istituti di formazione per psicoanalisti diventati ormai anche Istituti legalmente riconosciuti dal Ministero della Università e Ricerca (MIUR) come Scuole di specializzazione per l'esercizio della psicoterapia, -cioè idonee a rilasciare quel titolo di abilitazione all'esercizio della psicoterapia che in Italia è reso obbligatorio- alle norme già previste dall'Istituto, si aggiungono quelle ulteriormente richieste dal MIUR: altre materie di insegnamento, ulteriori ore di tirocinio annuale, ulteriori regole di partecipazione ai tirocini, ulteriori requisiti per i docenti, obbligo di report annuali al MIUR comprovanti gli aspetti qualitativi, e quantitativi, dell'andamento dei corsi, degli esami, dei docenti, eccetera, eccetera.

    Tutto questo insieme di norme e di standard formativi, che devono comunque trovare il miglior modo per integrarsi senza ostacolare troppo il percorso formativo, anzi per poterlo al meglio tutelare, deve in più tener conto anche di tutta una serie di incompatibilità tra i formatori a diverso titolo coinvolti, e anche tra le diverse esperienze dell'allievo: incompatibilità che sono stabilite proprio al fine di garantire i massimi livelli di "purezza" della formazione del candidato, e di evitare quindi possibili, inaccettabili, contaminazioni tra i diversi momenti formativi. Ragion per cui in genere viene stabilito, più o meno da tutti gli Istituti di formazione psicoanalitica, e tranne piccole variazioni tra Istituto e Istituto, che:

    -l'analista di un allievo non può essere anche suo docente;

    -l'analista non può essere anche supervisore del suo analizzando, non solo durante lo svolgimento dell'analisi, il che sarebbe pure logico, ma, in molti casi, neanche dopo che l'analisi si sia conclusa;

    -il supervisore non può essere relatore della tesi di specializzazione dello stesso allievo;

    -il momento della analisi deve essere rigidamente separato dal momento della supervisione (le due esperienze non si possono contaminare tra loro);

    -i momenti dell'analisi, quello della supervisione e quello della didattica devono essere altrettanto rigorosamente separati tra di loro e le figure dell'analista, del supervisore, del docente e del tutor di classe (dove previsto) o individuale (dove previsto) non possono mai coincidere per lo stesso allievo;

    Si comprenderà come l'esigenza di provvedere, curare, vigilare, adeguare, aggiornare continuamente gli standard formativi, affinché assicurino al meglio la purezza formativa, gli Organi societari, che sono costituiti dagli psicoanalisti più "navigati" ed esperti, finiscano allora per passare la maggior parte del loro tempo a vedere e rivedere regole e standard, e a sottoporre regolarmente gli "aggiornamenti" all'assemblea dei soci, i quali, pensandola ognuno a modo suo, e avendo ognuno un proprio standard formativo ideale, si attivano in discussioni infinite ed estenuanti anche su dettagli spesso insignificanti.

    Insomma, nella vita societaria, finisce per instaurarsi un funzionamento sempre più centrato sugli aspetti formali, sulle regole, sugli standard della formazione, più che sui suoi contenuti, in quanto ci si convince sempre più che sono le regole, con tutto il loro rigore in grado di prevedere e normare ogni minimo passaggio del percorso formativo, e dunque gli standard stabiliti, a garantire la formazione dell'analista ideale. Senza tener conto che, però, quello di standard, è un concetto puramente teorico in quanto, come l'esperienza dimostra, l'applicazione pratica dello standard lascia sempre fuori qualcosa, e dunque lo standard presenterà sempre una falla, un "cavicchio", attraverso il quale passerà comunque quell'elemento di impurità che lo standard dovrebbe impedire. E dunque, di qui, il via a ulteriori aggiustamenti e perfezionamenti di quello standard che ha dimostrato la sua debolezza, e che ne mostrerà ancora, perpetuandosi così all'infinito il lavoro del suo continuo perfezionamento.

    Questo modo allora di concepire la corretta formazione degli analisti, lungi dal garantire molto sul piano formativo, è nella mia percezione piuttosto un sintomo: il sintomo di quella malattia che si chiama la malattia della Idealità. Le Società Psicoanalitiche che si riconoscono nell'IPA ne sono a mio avviso, e per esperienza personale, profondamente affette, tanto è vero che si sono sempre considerate le depositarie uniche del Sapere psicoanalitico così come direttamente trasmesso da Freud, e dunque le sole depositarie del Canone formativo ideale. Non a caso, si sono sempre definite "freudiane ortodosse": è stato proprio questo il motivo per cui, un po' di anni fa, fu radiato, da una di queste chiese ortodosse del freudismo, un certo dottor Jacques Lacan , che ortodosso non riusciva proprio ad essere. Lacan infatti si manifestò come un eretico sovversivo, pur attribuendosi lui il merito corretto di leggere, intendere e di "ritornare" a Freud: "è la mia eresia, non la vostra ortodossia che conduce a Freud", sembrò dire Lacan, con la "scomunica" che però ne conseguì. Quello che è accaduto successivamente nella storia della psicoanalisi dimostra chi allora avesse ragione!

    Ma a cosa può ricondursi questa vera e propria ossessione per la formazione ideale e rigorosamente ortodossa degli analisti, affidata, come abbiamo vista, a regole prestabilite e standardizzate, meticolosamente e puntualmente verificate? Probabilmente a quegli stessi “ideali" che sono posti come esiti della corretta pratica analitica ortodossa, e che sono essenzialmente tre: 1) l’ideale dell’amore genitale inteso come quello in cui si realizzerebbe appieno la relazione oggettuale ; 2) l’ideale dell’autenticità , nel senso che essendo quella analitica una tecnica di " smascheramento " non può che condurre il soggetto alla sua autenticità più piena e genuina e alla sua verità senza veli e inganni; 3) l’ideale dell’autonomia , in virtù del quale il soggetto può arrivare alla felice condizione del superamento di qualsiasi vincolo di dipendenza dall'altro.
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    Sarà proprio Lacan, l'eretico, a mettere però in guardia gli analisti dal cedere a queste mire idealizzanti, che non possono che portare il paziente ad una sorta di " ortopedizzazione " idealizzata degli assetti di funzionamento del suo Io , e non al suo desiderio inconsci o, che è il vero oggetto della psicoanalisi freudiana .

    Lacan, rifacendosi pienamente a Freud è stato chiaro su questo: non è l'Io con le sue funzioni, ma il soggetto con il suo desiderio il vero "oggetto" della psicoanalisi , in quanto è da lì, dal suo desiderio rimosso, e "dimenticato", e non dall'Io, che l'essere umano parla e soffre.

    Gli analisti invece -e questo li ha portati lungo la strada sbagliata della deriva da Freud- hanno erroneamente visto nel famoso enunciato di Freud: " Wo Es war, soll Ich werde n" la raccomandazione a lavorare sull'Io, come apparato, e dunque a lavorare sulle sue funzioni e sull'insieme dei suoi meccanismi di difesa, oggettivandolo come "organo da curare" migliorandone le funzioni, come infatti vediamo attraverso le "tecniche" dei sostenitori della Ego psychology , e attraverso quelle dei cosiddetti post-freudiani , i quali, continuando in questa direzione, si sono progressivamente spinti fino al limite delle psicoterapie cognitiviste , e finanche delle cosiddette neuroscienze , cioè fino a quanto di più lontano ci sia dalla psicoanalisi di Freud.

    Lacan si oppone invece energicamente a questa deriva e restituisce la frase al suo vero significato: nota che Freud omette a Ich l'articolo, non parla cioè dell'Io, come istanza o come funzione, ma di Io come soggetto. Non dice: "soll das Ich werden", ma: "soll Ich werden", non dice: "dove era Es deve diventare l'Io", ma dice: "dove era l'Es devo diventare Io". Il che cambia tutta la prospettiva del lavoro analitico: in quanto analisti non dobbiamo lavorare affinché l'Io si sostituisca all' Es , ma affinché Io mi soggettivizzi sul mio Es, sulle mie pulsioni , in particolare sulla pulsione di morte , facendoci i conti alla men peggio. Questa è l'analisi freudiana, dalla quale le correnti post freudiane si sono sempre più allontanate, e alla quale noi, in quanto analisti che si ispirano a Freud, dobbiamo invece ritornare.

    Lacan inizia così, da quella "scomunica", il percorso del suo ritorno a Freud.
    Se teniamo presente la diffusione a livello mondiale del movimento di psicoanalisti che si è costituito intorno a lui e al suo insegnamento, non possiamo certo dire che Lacan non sia stato creduto, tant'è che è stato infatti riconosciuto come il grande psicoanalista del " ritorno a Freud ".

    Conseguentemente, anche il percorso formativo degli analisti che vogliono esercitare la loro pratica all'interno del cosiddetto
    Campo freudiano -il campo cioè di quella pratica analitica indicata da Lacan come la psicoanalisi del soggetto dell'inconscio e che Freud ci ha consegnato attraverso la corretta lettura della frase "Wo Es war, soll Ich werden"- è allora radicalmente diverso da quello stabilito dall'IPA.

    La formazione degli psicoanalisti lacaniani , -o di coloro che comunque riconoscono nell'insegnamento di Lacan la direzione corretta per ritrovare la psicoanalisi che Freud ci ha trasmesso, in quanto psicoanalisi dell'inconscio e non dell'Io- non è affidata a regole minuziose e standardizzate uguali per tutti e stabilite "dall'alto", ma ad una esperienza soggettiva di percorso che rispetta, accoglie e riconosce i tempi e i modi di portarla avanti di ciascuno, di uno per uno, a patto che ponga l'analisi personale al primo posto di questa esperienza, in quanto: " non si diventa analisti se non attraverso la propria analisi ", e a patto che dimostri di essere effettivamente dentro l'insegnamento di Lacan e nella psicoanalisi tracciata da Freud.

    E qui " propria analisi " significa davvero propria analisi: l'analisi che ognuno si "merita" in termini di frequenza e durata e non l'analisi con tempi e modi stabiliti dalle gerarchie istituzionali. Propria analisi non significa però, in nessun caso, arbitrarietà e improvvisazione secondo le opportunità e le convenienze e secondo il principio che "ognuno fa come gli pare". Propria analisi significa essere nell'unica esperienza analitica possibile: quella sostenuta dal proprio desiderio, desiderio che non può che muovere da dove si soffre.

    Quello che si richiede, dunque, non è l'osservanza a standard rigidamente prestabiliti, ma che l'analizzando, detto ora analizzante in quanto è lui che in effetti lavora, riesca a dimostrare, e a convincere, attraverso una procedura particolare e impegnativa detta passe -che è una procedura di testimonianza pubblicamente resa ai colleghi, soprattutto a quelli che stanno più indietro, e non a coloro che stanno più avanti- del perché egli si possa ora dichiarare analista, perché cioè dalla posizione di analizzante può dire di essere passato a quella di analista.

    Un percorso formativo dunque che -riprendendo il titolo dell'articolo scritto sull'argomento da Romildo Do Rego Barros (La Psicoanalisi n. 35 , 2004) è sì " senza standard, ma non senza principi ".
    Autore: DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO 19 set, 2018
    Cosa è che non funziona nell' essere umano ? In fondo ciò che non funziona è il rapporto con l'Altro , che non solo non funziona, ma che non può mai arrivare a funzionare del tutto. Certo in molti casi i rapporti intersoggettivi vanno meglio, in altri meno, in altri ancora sono una vera e propria catastrofe, ma in genere non funzionano mai del tutto o come ci aspetteremmo. Non funzionano i rapporti tra le persone, non funzionano i rapporti tra i familiari, non funzionano i rapporti tra i partner.

    i rapporti tra gli umani non possono funzionare perché l'Altro non esiste. O meglio, non esiste l'Altro dell'Altro . Che vuol dire? Vuol dire che l'Altro manca sempre di qualcosa e proprio di quello che noi ci aspettiamo possa darci.
    Vale a dire che l'Altro manca proprio di quel riconoscimento che ci serve, dal momento che ognuno di noi, in quanto soggetto , fin dalla nascita, entrando nel mondo del linguaggioBlu Skinny Skeith Blu Scuro Jeans Skeith Jeans Skinny WDHIYeE92 , ha perso qualcosa di sé, diventando per questo mancante. Il soggetto umano è un soggetto mancante, un soggetto mancante-a-essere , ci dice Lacan

    Questa mancanza ci rende insoddisfatti e dunque vorremmo che l'Altro ci fornisca proprio di "quell'altro" che abbiamo perduto. Vorremmo che l'Altro ci doni proprio quel significante che ci manca e che manca però anche a lui, all'Altro, che è infatti mancante come noi.
    Ecco perché l'Altro dell'Altro non esiste, come non esiste, dice Lacan, metalinguaggio , cioè un linguaggio teorico che spieghi tutto, e non esiste neanche rapporto sessuale per il semplice motivo che il godimento è uno e dunque si gode ognuno per sé, magari insieme, ma ognuno per conto proprio.

    Questa radicale mancanza che segna il soggetto e l'altro fa sì che tra due esseri umani non ci potrà mai essere armonia, almeno come ce l'aspettiamo, e come promettono magari la Scienza, le Religioni, le Psicoterapie.
    Solo la psicoanalisi , che ha saputo cogliere questa verità, invece di promettere armonie inesistenti, indica più realisticamente la via per poter arrivare a fare i conti con la fondamentale disarmonia che caratterizza i rapporti tra gli esseri umani e il rapporto del soggetto con se stesso.
    Lacan ha chiamato questa disarmonia il Reale , come ciò che eccede ogni armonizzazione e definizione ultima della soggettività di ciascuno, come l'extra-soggettivo irriducibile e intimo di ciascuno di noi, e ci ha indicato il modo per arrivare a saperci fare, con il Reale, che è proprio quello che non va negli esseri umani.
    Un saperci fare che passa attraverso, non quell'eccesso di sapere che promettono le Scienze, le Religioni, le Psicoterapie, ma piuttosto con il suo provvidenziale indebolimento.
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    Autore: DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO 18 lug, 2018
    A partire dal famoso caso clinico intitolato " L'uomo dei lupi " Freud ha dimostrato che tra un traum a e il sintomo che ne può conseguire non vi è in alcun modo, né un rapporto obbligato, né un rapporto lineare di causa-effetto .

    Affinché un sintomo si produca, come nel caso del sintomo fobico , occorrono infatti due tempi più un meccanismo di retroattività, detto, in psicoanalisi, di " après coup ". 

    Primo tempo: una esperienza traumatica accaduta in un' epoca o in un momento in cui non riesce a provocare nessun effetto (e nessun affetto ), se non la sua rimozione

    Secondo tempo: una successiva esperienza di per sé del tutto normale (per esempio il ritrovarsi in uno spazio chiuso, come è il caso della claustrofobia , o il dover prendere un aereo, o affrontare un viaggio, eccetera) che però si presta ad essere associata all'esperienza precedente rimossa. 

    In virtù di tale Pantalone 7 8 Blu Freddy Marino 8nNwOvm0associazione il soggetto si può ritrovare a risignificare a posteriori (a partire cioè dall'esperienza attuale di dover prendere ad esempio l'aereo) in senso angoscioso la precedente esperienza (après coup), legando però (per falso nesso , dice Freud) l' angoscia all'esperienza attuale, cioè al prendere l'aereo. 

    Di qui il carattere metonimico , cioè di spostamento della fobia, dovuto al fatto che affinché si produca un sintomo fobico non basta l'esperienza traumatica originaria, ma occorre una seconda esperienza a partire dalla quale la precedente viene rielaborata in senso traumatico.

    Per questo non ha alcun senso, né può avere alcuna efficacia, intervenire in qualsiasi modo direttamente e solo sull'oggetto fobico attuale, come molte psicoterapie pure si propongono, ma è soltanto il lavoro sull'esperienza precedente rimossa , tale da scogliere il nodo, e il "falso nesso" che la collega al sintomo attuale, che può ragionevolmente portare ad una soluzione, più efficace e anche definitiva, del sintomo fobico, come è il caso appunto del trattamento psicoanalitico .
    Autore: DOTT. ERRICO EGIDIO TOMMASO Unita Collo Alto Neri Piumino Bronzo store Lucido Pagano Tinta Lq5j34RcAS 10 lug, 2018
    "In psicoanalisi i termini malato , medico , medicina non sono esatti, non si usano. Non sono giuste neppure le formule passive che si adoperano comunemente. Si dice « farsi psicoanalizzare ». È sbagliato. Chi fa il vero lavoro, nell’analisi, è quello che parla, il soggetto analizzante . Anche se lo fa nel modo suggerito dall’ analistA Con Farfetch Cucinelli Unita Scollo Tinta Bianco Brunello Top VDi Colore qGpLSUzMV a, che gli indica come procedere e lo aiuta con interventi. Gli viene fornita anche un’interpretazione, che a prima botta sembra dare un senso a quello che l’analizzante dice.
    In realtà l’ interpretazione è più sottile, tesa a cancellare il senso delle cose di cui il soggetto soffre. Il fine è quello di mostrargli, attraverso il suo stesso racconto, che il suo sintomo , la malattia, diciamo, non ha alcun rapporto con niente, è privo di qualsiasi senso. Quindi, anche se in apparenza è reale, non esiste.
    Le vie per cui procede questa azione della parola richiedono molta pratica e infinita pazienza . La pazienza e la misura sono gli strumenti della psicoanalisi. La tecnica consiste nel saper misurare l’aiuto che si dà al soggetto analizzante. Perciò la psicoanalisi è difficile."
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